closeQuesto articolo è stato pubblicato 10 anni 5 mesi 18 giorni giorni fa quindi alcuni contenuti o informazioni presenti in esso potrebbero non essere più validi; Questo sito non è responsabile per eventuali errori o scelte effettuate sulla base delle informazioni fornite.

Un’altra particolarità di questo periodo, che arriva dopo l’invasione delle cavallette nel campo immobiliare, con l’apparire di figure diventate “agenti immobiliari” attratti dal “guadagno facile” che tanto facile non è se vuoi fare le cose a modo e ex legis, oggi che il mercato stringe i cordoni ritornando a livelli più normali e in alcuni posti pure sub-normali, avviene che alcuni di questi squaletti o illusi da passate glorie facilmente conquistate, scontratisi con la dura nuova realtà (che per alcuni è semplicemente il ritorno a una vecchia normale realtà) sviluppino un rifiuto, un rigetto del mestiere che hanno svolto fino ad oggi, rinnegandolo.

Fin qui, nulla di male, ognuno fa le proprie scelte e fa bene a farle.

Quello che francamente non capisco, a meno che non ci sia come motore un sentiment tipo “dopo di me, il nulla” o “muoia Sansone con tutti i filistei”, quello che non capisco è il perchè questi individui si mettano a cercare di persuadere gli altri colleghi che invece non rinnegano il mestiere, affatto, che sono dei poveri illusi o anche peggio, con una veemenza quasi insana, in una sorta di trance ipnotica, nascondendosi spesso dietro nick significativi e evocativi.

Questi individui spesso pare che “gufino”, nel senso brutto del termine, al prossimo di fallire perchè loro oggi, sono dei falliti (o si sentono tali), o forse perchè la loro illusione, il loro disegno si è scontrato col fato, così ingiusto, che li ha fatti demordere e cambiare mestiere.

Alcuni di essi fanno portali “zeroprovvigione” o “privat to privat”, quasi come vendetta per un mondo che li ha rifiutati, derisi, fatti sentire inadeguati, rinnegano chi fa il mestiere di mediatore ancora relegandoli nel peggiore dei gironi, che Dante evidentemente non ha scritto nella sua commedia perchè riteneva troppo terribile da raccontare, perfino per vendetta.

Alcuni, meno fantasiosi o meno capaci di pensare alternative, si limitano a partecipare nei vari forum o blog dedicati al settore, criticando e “trollando” nel tentativo di sfottere quelli che un tempo erano Colleghi.

A volte sono talmente veri da sembrare finti, se mettessero lo stesso impegno in qualcosa di costruttivo avrebbero quasi sicuramente successo.

Quando lasci un mestiere che non facevi per passione dovresti essere contento di farlo, e non dovresti essere invidioso di chi continua a svolgerlo, specie se lo hai fatto solo per denaro, in una fase che te lo ha permesso…

Non capisco come si possa avere tali movimenti interiori, così forti, a volte, da far cadere nel ridicolo.

Il proprio fallimento deve per forza corrispondere al fallimento di chi si avventura nello stesso percorso?

Spero sinceramente, se mi capita di smettere, di non diventare come questi ex-colleghi, se sono stati  davvero dei colleghi, naturalmente. 😉